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Ringraziamenti
I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che parteciperanno alla cerimonia funebre
e tutti coloro che scriveranno con affetto un Pensiero di Ricordo.
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Pensieri di Ricordo (6)

Padova, 04/04/2026 17:07
04/04/2026 ore 17:07
Con Paolo condividevo la stessa ospitalità che, nostro malgrado, ci siamo trovati a dare all’inquilino scomodo ovvero la malattia di Parkinson. Chiamarlo “morbo” come accedeva fino a qualche tempo fa evocava qualcosa di contagioso che tra tutte le possibili angherie che porta con se, fortunatamente, il contagio è l’unica cosa che ci viene risparmiata. L‘ho conosciuto durante uno degli incontri di danza che l’Associazione Vivere e Sorridere organizzava presso una sala del patronato della Chiesa di San Carlo. Ricordo che il giorno che vi entrò la lezione era già iniziata. Io che all’epoca ero il presidente dell’Associazione rimasi subito colpito dalle silenziose movenze con le quali prese posto in fondo alla sala. Mi stupirono perché esprimevano le scuse per avere violato con la sua entrata non programmata la sacralità che evidentemente attribuiva alla riunione che in qualche modo aveva interrotto. In seguito mi sono intrattenuto con lui in poche occasioni nelle quali non ha mai mancato di conversare con eleganza senza mai dare rilievo alle devastazioni, che “l’inquilino scomodo”, con inesorabile progressività ci aveva fatto segno. Fin dal primo giorno della nostra conoscenza rimasi colpito dal l suo modo gentile di porsi senza mai imprecare, diversamente da me, contro la sorte che ci aveva riservato un futuro segnato dalla progressione della malattia. Erano questi i tratti distintivi della sua personalità caratterizzata da semplicità, mai superficiale con la quale mi raccontava la sua condizione. Quello di quel giorno fu un incontro ricco di un magnetismo che permeò tutti i nostri incontri successivi che peraltro furono pochi perché per lui raggiungere la sede dell’Associazione presentava un grosso problema. La difficoltà di realizzare incontri in presenza ci portò a stabilire una relazione epistolare attraverso messaggi e telefonate. Incontri che ogni volta che si concludevano incrementavano in me sorpresa e stima per come una persona della sua età, con una patologia così devastante, riusciva nonostante ciò dibattere su argomenti complessi. Dal letto in cui era costretto, mostrava acutezza nel dipanare questioni complesse intuendo soluzioni che mi stupivano per la facilità con la quale vi perveniva. Il tempo non ci ha concesso l’opportunità di continuare e approfondire la nostra reciproca conoscenza. Tuttavia anche se il tragitto della nostra amicizia è durato poco, in ogni caso mi ha concesso il privilegio di scoprire delle qualità che quel piccolo uomo fisicamente rannicchiato su se stesso, racchiudeva in sé che aspettavano solo che io poco a poco ne disvelassi la presenza. Grazie Paolo per gli insegnamenti che la tua amicizia mi ha offerto la possibilità di apprendere e di apprezzare. Ciao Giancarlo
Scritto da: Giancarlo Callegari
Verona, 31/03/2026 18:45
31/03/2026 ore 18:45
Del giorno del Commiato mi rimane soprattutto un'immagine di Paolo gioioso e un sorriso discreto appena accennato, tipico del suo carattere, per aver innanzi a se e tutti insieme Gilberta, Susanna, Sophia e Francesco, Elia coi pensieri e le belle parole per ricordarlo, Sibilla che gli si avvicina per fare una dolce carezza. Paolo, non ci sarà più la vicinanza reale ma mi rimangono la vicinanza percepita e tutti i ricordi, per un tempo senza fine. Saggezza, semplicità, sensibilità. affettuosità .....questi tra i tuoi caratteri più distintivi, che han fatto si che le discontinuità che la vita spesso comporta non hanno mai eroso il profondo rapporto di amicizia.
Scritto da: Franco Passaniti
Padova, 30/03/2026 15:12
30/03/2026 ore 15:12
Caro Paolo Non sappiamo dire dove sei arrivato. Possiamo solo dire da dove sei partito: da qui, da noi, da ciò che abbiamo condiviso senza accorgercene. Ci sono viaggi che non chiedono spiegazioni e partenze che non fanno rumore. Restano nei gesti abituali, nelle frasi lasciate a metà, nel modo in cui continueremo a nominarci le cose. Se il cammino che hai preso non è più visibile, la traccia che hai lasciato lo è ancora. Sta nel tempo che abbiamo attraversato insieme e che, in qualche forma, ci accompagna. A noi resta il passo che continua, con un vuoto che non chiede di essere colmato, solo riconosciuto. Ti salutiamo così: senza sapere, senza trattenere, con gratitudine. Lucio e Gabriella
Scritto da: Lucio Barizza
Ferrara, 29/03/2026 21:45
29/03/2026 ore 21:45
Io sono Elia, uno dei due nipoti di Paolo. Fino a ieri, mentre ancora scrivevo questo discorso, non ero ancora riuscito a prendermi il tempo di elaborare ciò che è successo e tutt'ora sto facendo davvero fatica. Perché, per me, Paolo è IL nonno, perché purtroppo le volte in cui il mio altro nonno ha avuto interesse di vedermi si contano sulle dita di una mano. Nonostante ciò, Paolo è riuscito a farlo per due e non sono sicuro di averlo mai ringraziato abbastanza per ciò finché ho potuto. I ricordi che ho di lui, ovviamente, risalgono ad un tempo lontano, molto lontano, e sono piuttosto sfocati, ma, grazie anche all'aiuto di qualche foto, ho avuto recentemente modo di ricordare il dolce sorriso che gli compariva in volto quando mi teneva in braccio, un sorriso mai esagerato, ma decisamente sincero. Un sorriso che purtroppo ho visto affievolirsi, fino ad essere rimpiazzato da una linea dritta, parte di un volto rassegnato, di qualcuno che sapeva già cosa lo aspettava. Mi ricordo ancora quando avevo 3 o 4 anni e ho chiesto per la prima volta a mio padre come mai il nonno non sorridesse più, "il nonno ha una brutta malattia" fu la risposta che ricevetti, ma ancora non la comprendevo appieno. E mi ci volle qualche anno per capire quanto impegno Paolo mise nel cercare di essere un buon nonno nonostante le sue condizioni fisiche. Ci è riuscito. E quando il fisico lo ha abbandonato è stata la sua voce ad accudirmi e a fornirmi dolci parole e consigli che nulla mi strapperà mai dalla testa. Ogni volta che avevo bisogno, sapevo ti poterlo chiamare e non so come sarà d'ora in poi, non so come sarà domani, quando sarà passata una settimana dall'ultima volta che ho sentito la sua debole voce. Ancora non riesco a concepire veramente quello che è successo e tutto ciò che implica, forse perché non mi sento ancora pronto per poterlo affrontare, ma dubito che mai lo sarò. Non dimenticherò mai la sua stretta di mano, forte, fortissima, ma mai dolorosa o violenta, era un stretta che ti faceva sentire di avere qualcuno di forte che vuole prendersi cura te. Una stretta che è rimasta sicura dal primo giorno in cui gli ho stretto la mano da bambino fino all'ultimo giorno in cui l'ho visto in ospedale, quando non era più lui a potermi parlare e rassicurare e allora, ritrovandomi spiazzato, ho cercato di essere io a ricoprire quel ruolo, parlando con voce dolce e ringraziandolo per tutto e promettendoli che gli avrei ripetuto tutto la prossima volta che l'avrei visto, quando avremmo anche parlato di Spinoza, filosofo da lui molto amato. Aspettava da tanto che arrivassi a studiarlo a scuola per poterne discutere con me. Ma quel momento è arrivato tardi, di poco, ma troppo tardi. Non so come potrò abituarmi alla tua assenza, ad un numero sulla rubrica che non posso più chiamare, ad una foto che dietro racchiude emozioni tenerissime. Perché tu sei stato molto di più e questo non lo scorderò mai. Grazie Paolo.
Scritto da: Elia Di Chiara
Ferrara, 29/03/2026 21:39
29/03/2026 ore 21:39
Papà aveva chiesto dei funerali laici, per coerenza con le sue scelte di vita, ma era comunque aperto e curioso nei confronti della religione, e quindi gli avrebbe fatto sicuramente piacere sapere che, alla fine della cerimonia di commiato, mia cugina Cristina, che ringrazio moltissimo per essere stata di supporto a papà e a me in questo ultimo periodo e nei mesi precedenti, ha letto alcuni passi della Bibbia per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio. Vorrei condividere alcuni ricordi di quando papà era solo un bambino. Sono cose di cui mi ha parlato tanto tempo fa, quindi vado a memoria, e mi scuso se alcune cose non saranno accurate. Papà era nato nel 1936, e il 30 marzo avrebbe compiuto 90 anni. Era il primo di tre fratelli, oltre a lui c’erano Franco, che non c’è più, e Mirco, che è qui con noi. Il primo ricordo di mio padre risale a quando sua mamma doveva partorire Franco, nel dicembre 1938, e lui aveva quasi tre anni. Quel giorno era stato portato dai nonni paterni, che mi sembra abitassero nella zona del Portello. C’era la neve, e sua nonna, per intrattenerlo, lo aveva portato in giardino e aveva versato del vino rosso sulla neve facendo dei disegni. Lui era rimasto affascinato da quella specie di magia, tanto che si ricordava di aver provato a disegnare anche lui usando il vino come matita e la neve come foglio. Un altro ricordo è forse di poco tempo dopo. Quando mia nonna andava a fare la spesa spesso portava con sè papà e passavano davanti ad una pasticceria, o forse un semplice baracchino, che vendeva bomboloni. A lui ogni volta veniva l’acquolina in bocca, e ogni volta sua mamma gli diceva che avrebbero preso il bombolone la volta successiva. Quando finalmente era arrivato il giorno del bombolone tanto desiderato, mio padre non vedeva l’ora di mangiarlo. Ancora ricordava, da vecchio, il primo morso a quel bombolone e il sapore della crema… rancida. E’ stata la prima grande aspettativa delusa, di cui aveva ancora il sapore in bocca. Della guerra papà non mi ha detto molto. La zona in cui abitava è vicino alla stazione ed era stata bombardata. La sua casa era stata colpita e aveva dovuto essere ricostruita. Mi raccontava però che dopo la fine della guerra, quand’era ancora bambino, vicino a casa avevano aperto un’osteria con bocciofila e che di notte, d’estate, spesso non riusciva a dormire perché il rumore delle bocce che si scontravano lo svegliava di soprassalto e con il cuore in gola. Nel 1948 è nato Mirco, che papà ricordava di aver portato tante volte a spasso sulla canna della sua bicicletta. Da ragazzo papà si è poi iscritto a Geometri, dove aveva stretto una profonda amicizia con Placido Seliciato, che è qui con noi e che saluto e ringrazio per essere venuto. Papà ricordava gli anni della scuola con piacere. Al periodo della maturità risale quello che credo sia stato uno dei primi amori di papà. Un amico che abitava in un paese ai piedi delle montagne lo aveva invitato a studiare per un periodo a casa sua. Una volta che erano andati a fare una passeggiata in montagna avevano conosciuto una ragazza molto carina che abitava in una baita e che portava a pascolare le mucche. Lei e mio padre si erano piaciuti, e si erano incontrati alcune volte, prima che lui tornasse a Padova per la maturità. Ora, io lo so che in Heidi non ci sono mucche ma solo capre, però, quando me l’ha raccontato, nella mia testa è stato come se mio padre avesse pomiciato con Heidi, il che, come potrete immaginare, è un pensiero che dopo anni sto ancora cercando di scacciare dalla mia testa. Il periodo in cui mio padre ha conosciuto mia madre, che abitava a Venezia, è stato un periodo molto felice per lui. Quando ero piccola e guardavo le foto dei miei genitori in quegli anni mi sembravano due star del cinema, e mi ero convinta che mio padre assomigliasse a Mastroianni, con il quale ovviamente non aveva nulla in comune, soprattutto il naso. Poi siamo nate io e Susanna, gli anni sono passati, sono successe tante cose. Affiorano un po’ di ricordi, in ordine sparso. Magari non i più importanti o significativi. Ricordo che andavo spesso al cinema con lui quando ero alle medie. Nel 1978 siamo andati a vedere Grease al cinema Eden. Mi era piaciuto così tanto che appena finito gli ho chiesto di restare in sala per rivederlo. E mio padre si è sorbito Grease due volte di fila senza opporre resistenza. L’ho sempre considerata una grande prova di affetto. Abbiamo visto insieme Guerre stellari e tutti i primi film di Woody Allen, in tanti cinema di Padova che ormai non ci sono più. E mi raccontava di quando andava al cinema da piccolo, c’era una coltre di fumo davanti allo schermo, a volte le panche invece delle poltrone e uno spesso strato di bucce di semi di zucca per terra. Quando ero alle superiori, e poi all’Università, ogni tanto mi aiutava a ripassare, la sera, quando tornava dal Capannone, come chiamavamo il cantiere della Pietra Artificiale, che era di fianco a casa. Mi ricordo ancora l’odore di cemento e calcestruzzo che aveva quando tornava. Adesso che davanti a casa a Ferrara stanno ristrutturando un grande palazzo, ogni volta che apro la porta sento quell’odore che mi fa venire in mente lui. Quando mi aiutava a ripassare storia ricordo che sapeva tutto, anche le date, senza nemmeno dover controllare sul libro. Ho sempre pensato che sarebbe stato un ottimo professore di storia. Sicuramente avrebbe avuto meno pensieri e preoccupazioni. Però a volte esagerava, come quella volta che mi ha proposto di scrivere lui il tema di italiano assegnato per casa perché voleva vedere che voto gli avrebbero dato! Ricordo anche che una volta che avevo studiato fino a tarda sera mi si era bloccata la schiena e sono andata a chiedergli aiuto piegata a metà, e lui mi ha fatto un massaggio Shiatsu riuscendo a sbloccarmi. Era appassionato di cure con le erbe, sapeva tutto delle proprietà delle piante e quando avevo un problema consultava i suoi libri, che aveva portato con sé anche in casa di riposo, e mi consigliava il rimedio più adatto. Negli anni ’80 aveva poi avuto la fase macrobiotica, e in casa era stato tutto un fiorire di prodotti integrali, miso, gomasio, umeboshi e cose del genere, anche se poi lo beccavo in piena notte a mangiare pane e Nutella direttamente dal barattolo. Da ragazza, quando facevo qualcosa che non andava bene sapevo che potevo parlarne con lui, che mi avrebbe ascoltata e non mi avrebbe subito sgridata o urlato contro. Forse perché lui era uno che di sbagli se ne intendeva. Ne ha fatti tanti, e non si può negare che avesse una predilezione per le verità alternative, vale a dire per le bugie. Sapeva di avere sbagliato e si era pentito di molte cose, gli dispiaceva di avere fatto del male. Se ci penso, mi rendo conto che i ricordi che affiorano in questo momento sono quelli belli, perché sono più leggeri e rimangono in superficie, mentre quelli brutti sono pesanti e vanno a fondo. E spero che restino lì. Ripensando ai suoi ultimi anni, e ai suoi ultimi giorni, mi sembra abbia espiato già in vita quello che doveva espiare. Mi dispiace di averlo visto soffrire tantissimo per l’assenza di alcune persone a lui molto care, e che il dolore per quest’assenza gli abbia impedito a volte di apprezzare chi era accanto a lui. Amava moltissimo i suoi nipoti, Sibilla ed Elia, e il pensiero del loro futuro, ma anche di quello di noi figlie e della mamma, è stato con lui fino all’ultimo. Spero che adesso abbia trovato la pace e che non gli manchino troppo i suoi faldoni e i suoi appunti, per gestire i quali ogni tanto dalla casa di riposo chiedeva preventivi per ingaggiare una segretaria part-time, con il cellulare che aveva sempre in mano e che era il suo contatto col mondo, e che sperava sempre che squillasse, e non per la segretaria. Ti ho voluto bene, papà, ho fatto il meglio che ho potuto, ti ho perdonato per tutte le volte in cui mi hai fatta soffrire, e ti chiedo perdono se ti ho fatto soffrire io. Avrei voluto che fossimo stati tutti più felici insieme, ma si vede che doveva andare così. Fai buon viaggio e proteggimi da lassù, tua figlia Sophia
Scritto da: Sophia Salmaso
Ferrara, 29/03/2026 21:24
29/03/2026 ore 21:24
Ho conosciuto Paolo pochi mesi dopo aver conosciuto Sophia. All’inizio appariva un po’ distante ma in breve ho imparato a capire che si trattava di una forma di discrezione e affetto, della quale gli sono e gli sarò sempre grato. Per me non era un periodo facile, un po’ sul piano materiale, perché ero da poco andato a vivere da solo come studente lavoratore, un po’ su quello familiare. Nonostante questi problemi non mi ha mai giudicato e mi è sempre stato di supporto, sia materiale che morale, interessandosi alle cose che facevo e senza mai chiedere niente in cambio. È sempre stata una presenza generosa e importante, sia per me che per Sophia ed Elia, anche negli ultimi anni, quando le sue condizioni di salute e le difficoltà accumulate negli ultimi anni della sua vita hanno preso il sopravvento. Mi mancherà sempre la sua curiosità intellettuale, che non si era mai sopita pur nel contesto in cui ha vissuto negli ultimi anni.
Scritto da: Francesco Di Chiara